IL SEGNO MARCHIGIANO NELL’ARTE DEL ‘900

Scipione, Licini, Cucchi

 

12 luglio – 14 settembre 2008

a cura di Francesca Morelli, Federica Pirani, Ludovico Pratesi

La mostra intende indagare le relazioni artistiche esistenti tra le ricerche dei tre artisti, con l’ intento di metterne a fuoco le affinità stilistiche ed espressive legate alla loro capacità di creare un immaginario fantastico, sospeso tra sogno e realtà, che si nutre di suggestioni provenienti dalla particolare posizione geografica delle Marche, circondate dagli Appennini e affacciate sul mare Adriatico. Una “marchigianità” che si può identificare in una pennellata capace di coniugare insieme quotidianità e visione, mito e tradizioni popolari, cieli tersi e morbide colline che caratterizzano il paesaggio di una regione plurale che sembra sfuggire ad ogni definizione.

Il percorso espositivo, suddiviso tra Palazzo Montani Antaldi e il Centro Arti Visive Pescheria, presenta una quindicina tra dipinti e disegni di ciascun artista, per un totale di 42 opere, provenienti da prestigiosi musei italiani come il MART di Rovereto, la Galleria Civica di Modena e la GAM di Torino, e alcune importanti collezioni private .

Scipione è rappresentato da rari olii su tavola  come Il Colosseo (1931) e soprattutto il Profeta in vista di Gerusalemme (1930), che viene esposto al pubblico per la prima volta dopo quarant’anni, accompagnati da alcuni disegni come la Flagellazione (1929).

Di Osvaldo Licini si potranno ammirare alcuni importanti dipinti come La sera (Grande) (1950), Amalasunta occhio giallo (1950) e Gli Amanti (1953) ai quali si accompagnano numerosi disegni.

Il particolare rapporto tra Enzo Cucchi e le Marche viene documentato da capolavori come Paesaggio Barbaro (1983), Quadro minore marchigiano (1979) Quadro Santo (1980) e Carro di fuoco (1981), accostati ad alcuni disegni giovanili di notevole intensità.