LIGHT MY FIRE

Dante e l’arte: un lunga storia d’amore

12 marzo –  31 maggio 2021

a cura di Marcello Smarrelli

La Divina Commedia è un’opera a carattere teologico-morale-enciclopedico, non è fantasy, non è horror, tanto meno fantascienza, ma forse non è esattamente così, perché in Dante sono presenti elementi riconducibili un po’ a tutti i generi letterari con le loro varianti. Non a caso troviamo spesso citata la Divina Commedia negli scritti del genio della fantascienza Philip K. Dick, prima in modo puntiforme, poi inserita nel corpo di riflessioni sempre più complicate, infine protagonista indiscussa di un romanzo mai scritto.
Da queste suggestioni nasce la mostra Light My Fire. Dante e l’arte: una lunga storia d’amore, nell’ambito delle celebrazioni nazionali per il 700esimo anniversario della morte del poeta. Il titolo riprende una delle più famose canzoni dei Doors e sottolinea la capacità della poesia, in particolare di quella dantesca, di trascendere la realtà e condurci in una dimensione altra. Il brano fu uno dei primi e più eloquenti esempi di psychedelic rock, tendenza musicale nata dalle esperienze di alterazione della coscienza derivanti dall’uso di sostanze stupefacenti, sviluppatosi in America e Inghilterra fra gli anni Sessanta e Settanta.
La grandissima diffusione, la fama e l’interesse che da secoli accompagnano in tutto il mondo la Commedia di Dante (che Boccaccio definì Divina) sono dovute, oltre che al valore letterario indiscutibile e alla scelta rivoluzionaria di scriverla in volgare rendendola accessibile a molti, anche alle illustrazioni che fin dai primi manoscritti accompagnarono le rime dantesche. Dai primi sconosciuti miniatori ai più grandi artisti del ‘900, fino ai contemporanei, moltissimi si sono cimentati con questo testo, carpendo dalle parole di Dante, già molto descrittive, suggestioni profonde per ricreare visivamente l’incredibile mondo ultraterreno inventato dal Sommo Poeta.
Nel Loggiato della Pescheria sono esposte le 34 litografie dell’Inferno realizzate dall’artista statunitense Robert Rauschenberg, mentre su un maxischermo, visibile solo di notte, è installata la documentazione video di P.I.G.S un’iconica performance di Claire Fontaine, artista ready-made creata nel 2004. Completa il percorso espositivo del Loggiato il murale dell’artista Ermes Bichi con una sua personale interpretazione del colophon della mostra.
Nello spazio dodecagonale della Chiesa del Suffragio sono esposte le 100 xilografie tratte dalle tavole che Salvador Dalì realizzò ad acquarello per illustrare la Divina Commedia, suggestivamente accompagnate da un sound piece diffuso nello spazio intitolato Dalla selva oscura all’amor che muove il sole e l’altre stelle: le più famose terzine della Commedia, una realizzazione di Le Voci dei Libri.

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Foto di Adriano Gamberini